Arte in corso
LA PENOMBRA CHE ABBIAMO ATTRAVERSATO. ANDRES DAVID CARRARA
30/03/2025
LA PENOMBRA CHE ABBIAMO ATTRAVERSATO, ANDRES DAVID CARRARA
inaugurazione 30 marzo ore 18.30
a cura di Simona Bartolena


Classe 1973, nato in Argentina, ma cresciuto in Veneto, Andrés David
Carrara si muove tra tradizione e sperimentazione, visione simbolica
e indagine del quotidiano. La sua tavolozza bruna, fatta di ombre che
esaltano la luce, riporta alle cromie di Rembrandt. La tessitura vibrante,
costruite su pennellate libere, senza contorno, che evitano il disegno
e la definizione dell’oggetto ritratto, e l’ampio uso delle velature a olio
ricordano l’ultimo Tiziano e tanta pittura veneta.
La sua tecnica è complessa e pensata: gli impasti trattati con lo "sfregazzo"
(tecnica che consiste nello strofinare un pennello con poco colore su una
superficie irregolare), la predilezione per il supporto ligneo, la scelta dell’olio
steso a velature e finito con una vernice opaca a basa alchidica caratterizzano
i suoi lavori che rappresentano per lo più oggetti o luoghi reali, ma sottoposti
a un processo di "sfocatura". A farla da padrona sono la luce e il suo
necessario contraltare, l’ombra, che si rivelano in un continuo gioco di contrasti,
in un baluginare che ora rivela e ora nasconde la forma degli oggetti,
suggerendone la presenza, ma negandocene l’evidenza.
Attraverso i luoghi e gli oggetti Andrés indaga l’uomo, con i suoi dubbi,
le sue paure e, soprattutto, con le sue fragilità. Nell’incertezza di quelle
nebbie, nell’indefinito di quelle visioni si annida uno struggente senso
di transitorietà, di umanissima incertezza, ma anche la consapevolezza
della bellezza delle piccole cose, anche quelle più banali, anche quelle
più semplici e dimenticabili. E dimenticabili sono i vinti, i perdenti: come
i pezzi mangiati di una partita a scacchi, esclusi dal gioco, buttati giù
dalla scacchiera: un’orgogliosa difesa di chi sta ai margini, degli ultimi
o semplicemente di chi non vuole stare sempre sul podio e si concede il
lusso del restare in disparte.
Andrés è un sognatore con i piedi ben piantati per terra e la sua pittura
rispecchia questa attitudine al contempo onirica e concreta. Lo testimoniano
i suoi oggetti d’uso quotidiano, trasfigurati dai punti di vista inusuali
e dalla luce che ne corrode i contorni, esaltandone aspetti inaspettati.
Ma lo testimoniano anche le sue architetture veneziane, eleganti e
riconoscibili, seppure colte da scorci arditi e permeate da una coltre
che ne sfoca le forme. La scelta della città non è causale e non è solo
legata alla vicenda biografica dell’artista. Venezia è la città cangiante del
sogno e dell’immaginazione, tanto spettrale quanto affascinante e superba.
L’occhio scivola sulle forme leggiadre dei suoi palazzi, si confonde, si perde
tra visione e realtà, smarrendo il senso dello spazio e del tempo, in una
dimensione sospesa, che sfiora l’eternità. I soggetti si contaminano, gli
oggetti appaiono ora in tutta la loro famigliare semplicità, ora assumono
forme monumentali, quasi fossero maestose architetture guardate dal
basso. Le cose rivelano i loro aspetti più inattesi, entrano ed escono
dalla loro riconoscibile identità, ci appaiono per quello che sono e per
quello che non sono, come nei sogni.
Oggetti, paesaggi, figure Tutto è e tutto si confonde nella poetica di
Carrara, in rapidi e mutevoli sguardi. Quel fluire incessante e cangiante
che è stato la nota distintiva di una generazione, quella di fine XIX secolo,
e che Andrés adotta spogliandolo dalla polvere del tempo, rendendolo
attualissimo.
Mai titolo, quindi, è stato più indovinato di quello di questa sua mostra
allo Spazio heart, tratto da un libro di Lalla Romano, ma ancor prima da
una citazione dalla Recherche di Proust.
Andrés è, dunque, pittore che si muove libero, giocando con la tradizione,
entrando e uscendo dalla storia, con un piede sempre ben fermo
nella contemporaneità.
(Simona Bartolena)